STABILIZZAZIONE SACROILIACA

Intervento chirurgico per la sacroileite

La stabilizzazione dell’articolazione sacroiliaca è una procedura chirurgica minimamente invasiva per il trattamento della sacroileite e dell’instabilità di questa articolazione. Come tutte le procedure di artrodesi, favorisce la crescita di osso nell’articolazione fino a ottenere la fusione dell’osso sacro e del bacino in un unico osso.

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Quando è utile la stabilizzazione

L’articolazione sacroiliaca è quella giunzione semirigida che unisce i lati dell’osso sacro alle due ossa iliache che formano la cintura pelvica. Nella vita quotidiana non ci si accorge dei micromovimenti di questa articolazione, ma ad esempio le donne in gravidanza possono accusare dolori dovuti all’allargamento del bacino in prossimità del parto, che coinvolge anche la sacroiliaca.
Al di là di questa casistica, l’articolazione sacroiliaca può divenire dolorosa per altri motivi necessitanti cure mediche.

Sacroileite

La sacroileite è una condizione di infiammazione dell’articolazione ascrivibile ad una grande varietà di cause. Si va ovviamente dal trauma (da caduta o altro incidente) all’artrite, all’osteomielite, alla spondilite anchilosante, alla gotta e altro. Normalmente è trattabile con terapie di tipo conservativo (farmacologiche o infiltrative), ma nei casi cronicizzati può venire presa in considerazione la neurolisi con radiofrequenza oppure, dove i tessuti siano eccessivamente deteriorati, la stabilizzazione dell’articolazione (artrodesi).

Instabilità della sacroiliaca

La procedura di stabilizzazione della sacroiliaca è indicata anche nei casi di ipermobilità dell’articolazione, ovvero quei casi in cui l’articolazione è troppo mobile rispetto alla norma. Le cause dell’instabilità possono essere diverse, da una congenita lassità dei legamenti, al trauma, fino a difetti dell’andatura. La stabilizzazione dell’articolazione con l’artrodesi punta a risolvere l’eccessiva mobilità fonte dei dolori accusati dal paziente.

La stabilizzazione sacroiliaca

La procedura viene proposta al paziente unicamente quando tutte le altre opzioni non chirurgiche non hanno prodotto risultati soddisfacenti, e quando la stabilità dell’articolazione tra le due ossa sia irrimediabilmente compromessa, vale a dire che i legamenti ed elementi articolari non siano più in grado di tenere le ossa al loro posto. La stabilizzazione o artrodesi in generale è infatti una tecnica chirurgica volta a realizzare la “fusione” tra due ossa. Nel caso della sacroiliaca le ossa coinvolte sono l’ileo e il sacro.

L’intervento di artrodesi sacroiliaca

L’intervento si effettua in anestesia totale o epidurale con il paziente posizionato prono (a pancia in giù) sul lettino operatorio. Normalmente per stabilizzare l’articolazione sacroiliaca si utilizzano impianti di forma triangolare in titanio poroso. Tipicamente ai pazienti vengono impiantati tre dispositivi (la cui lunghezza varia da 30 a 70 mm) tramite un’incisione laterale all’altezza del gluteo lunga appena 3-4 cm. Questi impianti vengono posizionati a livello dell’articolazione sacroiliaca utilizzando una cannula di lavoro progettata per proteggere i tessuti molli: il chirurgo raggiunge l’osso non tagliando, ma semplicemente “spostando” i tessuti muscolari che si frappongono. Questi ritornano spontaneamente al loro posto una volta rimossi gli strumenti chirurgici. Il video qui sotto illustra brevemente l’intervento.

I punti di sutura vengono dunque applicati solamente al derma ed epidermide, non essendo stati tagliati altri tessuti nel corso dell’operazione. La durata dell’intervento chirurgico è di circa un’ora. Questo tipo di metodica riduce al minimo le complicanze spesso riscontrate nella chirurgia “a cielo aperto”, riducendo le perdite di sangue e la lunghezza media del ricovero ospedaliero.

La procedura

Il procedimento chirurgico avviene più precisamente in sette fasi come illustrato nella figura qui sotto:
Stabilizzazione sacroiliaca intervento

  1. Con la guida radiografica viene identificato il punto corretto per l’incisione
  2. Con un sottile ferro guida si raggiunge la superficie dell’osso, sempre con il controllo radiografico intraoperatorio
  3. Sul ferro guida viene fatta scorrere e inserita la cannula di lavoro
  4. Si stabilisce la giusta misura dell’impianto da utilizzare
  5. Si procede con la trapanatura dell’osso
  6. La raspatura rifinisce lo spazio creato
  7. L’impianto viene inserito a cavallo dell’articolazione

La stessa procedura viene ripetuta per tutti e tre gli impianti.

Potenziali vantaggi della stabilizzazione sacroiliaca

Rispetto ad un intervento tradizionale, cosiddetto “a cielo aperto”, con apertura dei tessuti, la procedura di stabilizzazione mini-invasiva presenta svariati potenziali vantaggi per il paziente:

  • È meno invasiva rispetto al tradizionale intervento chirurgico di fusione e non prevede un’estesa movimentazione dei tessuti molli
  • Il profilo triangolare dell’impianto riduce al minimo la rotazione una volta collocato in sede
  • La superficie porosa dell’impianto consente la fissazione biologica e l’accrescimento osseo attorno e all’interno del dispositivo stesso
  • La costruzione in titanio rigido e la geometria dell’impianto favoriscono un’immediata stabilizzazione

Convalescenza

La dimissione dopo l’intervento è solitamente molto rapida, in alcuni casi avviene infatti già il giorno successivo all’operazione. Per alcune settimane, però, viene indicato l’utilizzo di stampelle per alleviare il carico sull’articolazione operata nella deambulazione. A queste viene naturalmente associata una terapia farmacologica antidolorifica per meglio sopportare il dolore dovuto all’intervento.
Viene raccomandato anche un ciclo di fisioterapia specifica per abbandonare le stampelle e tornare a deambulare normalmente.


DOMANDE FREQUENTI


L’intervento chirurgico è risolutivo?

La sicurezza e l’efficacia di questo tipo di metodica sono trattate in oltre 50 articoli pubblicati su diverse riviste scientifiche, dove viene inoltre evidenziata la migliore efficacia dell’intervento rispetto al trattamento non chirurgico (farmaci antidolorifici, terapia fisica, infiltrazioni e ablazione con radiofrequenza). Più dell’82% dei pazienti rimane soddisfatto dell’intervento chirurgico.

Quali accorgimenti devo prendere dopo l’operazione?

Di norma si raccomanda un periodo di scarico parziale del lato che ha subito l’intervento per un periodo che va dalle due alle tre settimane con l’utilizzo di stampelle. Bisogna seguire attentamente le indicazioni fornite dal curante, assumendo i farmaci indicati e seguendo il ciclo fisioterapico prescritto per massimizzare i risultati dell’operazione.

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