NUCLEOPLASTICA

Trattamento mini-invasivo per l’ernia del disco

Con nucleoplastica si indica una procedura che ha per obiettivo la decompressione del nucleo polposo, ovvero la parte più interna e soffice del disco intervertebrale. È una procedura minimamente invasiva utile a trattare i casi di protrusione discale e di ernia contenuta. Non è adatta invece al trattamento delle ernie espulse.

Continuando a leggere puoi scoprire tutto quello che c’è da sapere su questa procedura!


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Sintomi dell’erniazione

Le ernie contenute e le protrusioni discali nel tratto lombare o cervicale possono dare sintomi di natura neurologica quando vanno a toccare i tessuti nervosi presenti nelle immediate circostanze, le radici nervose. I sintomi possono essere diversi e più significativi a seconda della serietà del quadro clinico.Protrusione discaleSi va dal semplice dolore alla schiena o al collo, persistente e continuativo, all’estensione del dolore alle gambe o alle braccia. Altri sintomi possono essere:

  • Sensazione di formicolio, “spilli” o piccole scosse agli arti
  • Alterazioni del senso del tatto (perdita della sensazione o accentuazione)
  • Debolezza dell’arto
  • Difficoltà di movimento o impaccio motorio

Quando si fa la nucleoplastica

Come tutte le procedure interventistiche, la nucleoplastica è indicata per una tipologia precisa di pazienti.
L’ernia responsabile dei sintomi deve essere contenuta, ovvero l’anello fibroso del disco intervertebrale non deve essere lacerato, e il paziente ideale lamenta dolore alla schiena e/o agli arti. Il paziente deve aver tentato senza successo la terapia conservativa (quindi farmacologica e fisioterapica) nei 6-8 mesi precedenti l’intervento.

Controindicazioni alla nucleoplastica

Il ricorso alla nucleoplastica va sconsigliato a quei pazienti che, pur avendo un’ernia contenuta o protrusione discale, presentino le seguenti condizioni:

  • Artrite delle faccette articolari
  • Consumo eccessivo di alcol o tabacco (fumatori pesanti)
  • Spondilolistesi
  • Estrema stenosi spinale
  • Grave danno discale con alterazione della morfologia del disco
  • Sintomi neurologici severi (perdita di sensibilità, di controllo motorio, degli sfinteri e/o disfunzioni sessuali)

In tutti questi casi la scelta deve ricadere su soluzioni chirurgiche, sebbene si debba ricordare che anch’esse, oggi, possono presentare al paziente un’invasività minimale.

Cos’è la nucleoplastica

La nucleoplastica mira ad ottenere un riassorbimento dell’ernia o protrusione discale “coagulando” il nucleo polposo del disco attraverso stimolazione elettrica.
In poche parole, un elettrodo viene introdotto fin dentro il disco erniato e qui vengono applicate piccole scariche elettriche. Coagulandosi a seguito della stimolazione il nucleo polposo “rattrappisce”, ottenendo l’effetto di “risucchiare” verso l’interno la porzione sporgente.

Come avviene la procedura

NucleoplasticaIl paziente viene sdraiato prono (a pancia in giù) sul lettino, e viene somministrata un’anestesia locale nel punto ove verrà inserito l’ago. L’amplificatore di brillanza, uno strumento radiografico utilizzabile durante gli interventi, permette al medico di individuare il disco intervertebrale da trattare, sia lateralmente che frontalmente. È grazie a questo strumento che il medico può vedere esattamente dove sta introducendo l’ago, e può dunque raggiungere l’interno del disco intervertebrale erniato con precisione.
Una volta posizionato correttamente l’ago, viene fatto scivolare al suo interno l’elettrodo. Introdotto anche questo all’interno del disco, vengono somministrate una serie di scosse elettriche locali, indolori per il paziente.

Dopo la procedura

La procedura di nucleoplastica è molto rapida: richiede in tutto mezz’ora e non è necessario il ricovero, né prima né dopo. Il paziente torna a casa immediatamente, con una prescrizione di farmaci antinfiammatori per una settimana. Si consiglia di astenersi dal lavoro per le due settimane successive e di evitare la guida per la prima settimana.
Tra le sei e le otto settimane dopo l’intervento viene consigliata la fisioterapia rieducativa.

Efficacia della nucleoplastica

In tutto il mondo sono stati trattati con nucleoplastica più di 200.000 pazienti con una percentuale di successo molto alta, superiore all’80% dei casi.
Va sottolineato che le possibilità di successo sono maggiori tanto più è appropriata la selezione del paziente: le persone che presentano una o più controindicazioni alla nucleoplastica devono sapere che le percentuali di successo sono diminuite. Lo specialista proporrà in questi casi al paziente anche altri possibili trattamenti adatti al suo caso, in sostituzione o in aggiunta alla nucleoplastica.


DOMANDE FREQUENTI


La nucleoplastica è rischiosa?

Non sono noti casi di complicazioni che abbiano dato danni permanenti al paziente.
La complicazione più comune è l’infezione, che si può verificare o a livello del punto d’ingresso, o nel disco stesso. Si tratta di casi poco comuni e trattabili farmacologicamente.
Esiste poi la possibilità che la procedura non abbia successo, non rechi cioè al paziente il beneficio auspicato: la percentuale di successo è intorno all’80%, a fronte tuttavia di un impegno fisico estremamente ridotto, paragonabile a un’iniezione o poco più.

Quanto dura il beneficio della nucleoplastica?

La durata non è prevedibile in quanto la degenerazione del disco che ha causato il problema può andare avanti, tuttavia vi sono casi privi di dolore dopo molti anni. Un altro motivo per cui il dolore può tornare è naturalmente che si ammali un altro disco, con l’invecchiamento del paziente. In tali casi può essere presa in considerazione una nuova nucleoplastica.

Devo fermarmi per un ricovero ospedaliero?

Solitamente è sufficiente eseguire la procedura in Day Surgery: si entra in clinica, si esegue la procedura e si torna a casa.

È necessario stare immobili dopo la procedura?

Per alcuni giorni è consigliato evitare sforzi importanti, ma in linea di massima si possono svolgere tutte le attività quotidiane da subito.

Posso eseguire la procedura se ho il diabete o la pressione alta?

Non comportando l’iniezione di farmaci la procedura è adatta anche a chi sia affetto da problemi di carattere metabolico o ipertensivo.

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L’ernia del disco è la deformazione o rottura del disco intervertebrale, con coinvolgimento delle radici nervose


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