ENDOSCOPIA VERTEBRALE

Interventi mini-invasivi della colonna vertebrale

L’endoscopia vertebrale transforaminale è una metodica innovativa per il trattamento delle patologie e condizioni della colonna vertebrale, in particolare dell’ernia del disco e di alcune forme di stenosi spinale o sindrome del canale stretto.

Continua a leggere per scoprire in cosa consiste questa tecnica e che vantaggi offre!


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Perché l’endoscopia vertebrale

Gli interventi di endoscopia vertebrale possono avvenire in anestesia locale e in Day Surgery, vale a dire con un brevissimo ricovero di una sola giornata. Il grande vantaggio di questa metodica rispetto alla chirurgia tradizionale è proprio quello di ridurre di molto l’impatto dell’intervento sul paziente, riducendo drasticamente i tempi di ripresa e velocizzando il ritorno alle normali attività quotidiane. Queste caratteristiche la rendono particolarmente adatta per due categorie di persone:

  • gli sportivi, o chiunque necessiti di un ritorno più veloce alle attività quotidiane, lavorative o sportive
  • gli anziani, o chiunque sia affetto da patologie associate a quella della colonna (ad esempio diabete, malattie cardiologiche ecc.) che rendano rischioso l’intervento tradizionale o l’anestesia generale

Che cos’è l’endoscopia vertebrale

L’intervento in endoscopia prevede l’accesso alla colonna vertebrale attraverso una piccola incisione di pochi millimetri, nella quale viene inserita la cannula dell’endoscopio per raggiungere il punto di interesse. Una volta posizionata la cannula vengono inseriti attraverso di essa la microcamera per visualizzare direttamente l’area da operare, così come gli strumenti miniaturizzati necessari all’intervento.
L’evoluzione più recente di questa metodica ne ha fortemente ampliato l’applicazione, vale a dire che può oggi venire utilizzata in un numero molto maggiore di interventi rispetto agli inizi negli anni ’90. Allora si era diffusa un tipo di endoscopia, la cosiddetta “endoscopia intradiscale”, che ha in seguito palesato molti limiti.

Come e quando si utilizza

Il più avanzato dei sistemi prevede l’accesso alla colonna attraverso il forame, ovvero le aperture posteriori tra una vertebra e l’altra dalle quali fuoriescono le radici nervose. Queste si diramano dal midollo spinale per diventare i nervi che raccolgono le sensazioni dalla periferia del corpo o trasmettono gli “ordini” di movimento dal cervello (segnali).

Endoscopia foraminale
Accesso foraminale nel trattamento dell’ernia

Rispetto alle tecniche precedenti questo sistema permette di trattare un maggior numero di patologie e condizioni, ad esempio:

  • Stenosi laterale o sindrome del canale stretto: in endoscopia si possono fresare e rimuovere le formazioni ossee formate nel canale spinale che comprimono il midollo o le radici
  • Ernie discali: l’accesso in endoscopia permette di raggiungere e rimuovere il materiale erniato che preme sui tessuti nervosi
  • Artrosi vertebrale: con l’endoscopia vertebrale è possibile raggiungere e rimuovere gli osteofiti formatisi sulle vertebre

La strumentazione

Vediamo più nel dettaglio quali sono gli strumenti coinvolti nell’endoscopia vertebrale.

Cannula

EndoscopioLa cannula utilizzata per l’endoscopia vertebrale ha un diametro di pochi millimetri, ciononostante rappresenta un concentrato di tecnologia.
Al suo interno si trovano infatti diversi canali: uno per consentire il passaggio degli strumenti, uno per il lavaggio dell’area trattata e uno per l’introduzione della videocamera miniaturizzata necessaria al chirurgo per operare.

Strumenti chirurgici

Strumenti endoscopia vertebraleGli strumenti chirurgici per l’endoscopia vertebrale sono svariati e miniaturizzati, manovrati dal chirurgo grazie alla microcamera presente nell’endoscopio. Ricordiamo i tre principali:

  • Pinze: servono a rimuovere frammenti di ernia e di altri tessuti molli
  • Frese: utili per rimuovere formazioni ossee quali gli osteofiti dell’artrosi, per allargare il forame o il canale midollare
  • Sonda a radiofrequenze: serve a coagulare il sangue, arrestare il sanguinamento e a riparare il disco intervertebrale

Videofluoroscopia

A supporto delle procedure endoscopiche è fondamentale l’uso della videofluoroscopia, una radiografia ad alta precisione utilizzata durante l’intervento per posizionare correttamente la cannula e controllare l’andamento della procedura.

Risultati della procedura

Rispetto alle più invasive procedure cosiddette “aperte”, caratterizzate da maggiori incisioni, la ricerca iniziale sembra confermare che gli interventi in endoscopia vertebrale siano meglio tollerati dai pazienti, con un tasso di complicazione inferiore soprattutto per quel che riguarda le recidive.
La maggiore precisione di questo tipo di procedura chirurgica riduce infatti di molto la formazione di tessuti cicatriziali post-intervento, che sono la principale causa d’insuccesso della chirurgia tradizionale. Questi tessuti, in molti casi, finiscono col premere a loro volta sui tessuti nervosi, provocando il ripresentarsi di alcuni sintomi.


DOMANDE FREQUENTI


Quanto dura l’intervento in endoscopia?

Una procedura in endoscopia vertebrale può andare dai 20 minuti all’ora circa a seconda della procedura e della patologia da risolvere.

Che rischi ci sono nell’intervento?

La percentuale di complicanze per un intervento in endoscopia vertebrale è molto bassa, soprattutto se raffrontata alla chirurgia tradizionale “aperta”. L’insorgenza più comune è l’infezione, che si cura comunque facilmente con una adeguata terapia farmacologica. I rischi connessi all’eventuale danneggiamento dei tessuti nervosi è notevolmente basso e non comporta di solito né sintomi gravi (formicolii, lieve deficit motorio) né duraturi (si esauriscono solitamente da soli col tempo).

Devo fare fisioterapia dopo l’intervento?

Dopo un intervento chirurgico, e in tanti casi anche prima come preparazione, è quasi sempre raccomandato un ciclo di fisioterapia. Questo permette sia di rafforzare i muscoli che fanno da supporto alla colonna vertebrale, sia di ottenere in tempi più rapidi un pieno recupero della mobilità.

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