OSTEOPOROSI

Chi colpisce e come si tratta

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DAVIDE CALDO

Chirurgo vertebrale

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L’osteoporosi è una patologia molto diffusa nella popolazione. È più frequente nelle donne dopo i 60 anni ma può presentarsi anche in età più precoce e negli uomini. La patologia consiste in una significativa e progressiva perdita di massa ossea, una rarefazione delle strutture delle ossa che comporta l’indebolimento delle ossa stesse ed una loro maggiore fragilità, con un accresciuto rischio di fratture.

Over 60

Le cause dell’osteoporosi

L’osso è un tessuto in continuo rimaneggiamento. Viene costantemente costruito e demolito da cellule preposte. In età giovanile l’attività di costruzione è maggiore: l’osso raggiunge il massimo della sua compattezza intorno ai 20 anni. Un ridotto apporto di calcio in questi primi anni e la formazione di minore quantità di osso predispongono all’osteoporosi. L’osteoporosi è inoltre frequente in caso di:

  • Celiachia
  • Lupus
  • Artrite reumatoide
  • Ipertiroidismo
  • Diabete mellito
  • Patologie renali croniche
  • Assunzione prolungata di farmaci cortisonici
  • Chirurgia gastrointestinale
  • Soggetti sottopeso o con disordini alimentari

Anche lo stile di vita può avere un peso nel predisporre un individuo all’osteoporosi. Il rischio risulta infatti accresciuto in chi:

  • Fa uso eccessivo di alcol e/o droghe
  • Conduce una vita sedentaria
  • Fuma (anche se le cause di questa correlazione non sono state ancora chiarite)

Osteoporosi nelle donne

Come detto, l’osteoporosi colpisce nella grande maggioranza dei casi le donne, in particolare dopo la menopausa. La riduzione dei livelli di estrogeni ha come effetto secondario quello di rallentare la formazione di osso nuovo, portando così ad una progressiva rarefazione delle strutture ossee.

Osteoporosi esempio
Da sinistra verso destra: progressione dell’osteoporosi

Una situazione analoga si può creare anche in donne più giovani che abbiano subito l’asportazione delle ovaie o soffrano di amenorrea (cioè l’assenza del ciclo mestruale).

Osteoporosi negli uomini

Gli uomini rappresentano solo il 14% dei pazienti ultrasessantenni affetti da questa patologia. La riduzione dei livelli di estrogeni è molto più graduale con l’avanzare dell’età e raramente rappresenta causa di osteoporosi. Negli uomini sono lo stile di vita e le eventuali patologie elencate prima ad avere un maggiore impatto. Con il prolungarsi dell’aspettativa di vita diventa sempre più impattante anche l’assunzione di farmaci che riducono drasticamente gli estrogeni (ad esempio una terapia ormonale per tumore alla prostata).

Conseguenze dell’osteoporosi

Un accresciuto rischio di fratture non è la sola conseguenza dell’osteoporosi. La diminuzione della massa ossea si può tradurre ad esempio in un assottigliamento dei corpi vertebrali, con conseguente sviluppo di mal di schiena. In tanti casi si possono verificare microfratture spontanee alle vertebre, spesso non diagnosticate ma che comportano molto dolore per il paziente.
Oltre ai crolli vertebrali che possono verificarsi anche spontaneamente, le  fratture più comuni che si possono imputare all’osteoporosi sono quelle al polso e al femore, che si verificano tipicamente in caso di caduta.

Rischi delle fratture da osteoporosi

Osteoporosi frattureUna frattura in età avanzata in un soggetto affetto da osteoporosi non è priva di conseguenze. Innanzi tutto, la patologia stessa rende più lenta e difficoltosa la guarigione della frattura (ovvero la saldatura dell’osso), pertanto i tempi di degenza sono sensibilmente più lunghi rispetto alle fratture in età più giovane.
La frattura del femore, la più grave per una persona con osteoporosi, ha un tasso di mortalità oscillante tra il 15 e il 25%, mentre circa il 50% dei pazienti va incontro a disabilità permanenti nell’anno successivo alla frattura. Solamente il 30-40% delle persone con osteoporosi che riportano una frattura del femore in età avanzata riesce a tornare ad una vita completamente normale.

Soluzioni chirurgiche

Quando si verifica una frattura, il paziente con osteoporosi ha bisogno di interventi che tengano conto della condizione delle sue ossa. Le procedure più comuni sono:

  • Vertebroplastica: in caso di frattura vertebrale, si interviene iniettando un “cemento” polimerico nel corpo vertebrale danneggiato, che riempie e stabilizza le fratture. In alcuni casi si possono anche inserire piccoli dispositivi per il recupero delle dimensioni originarie della vertebra
  • Protesi femorale: nei casi di frattura del collo del femore, si preferisce intervenire con una protesi per una guarigione più semplice e rapida
  • Osteosintesi del polso: necessaria solo per le fratture del polso particolarmente instabili e/o scomposte, prevede l’inserimento di impianti e/o frammenti d’osso prelevati dal paziente stesso per ricomporre e stabilizzare la frattura

Rimedi per l’osteoporosi

Purtroppo l’osteoporosi è una patologia degenerativa per la quale non è disponibile una cura. Quello che si può fare è contenerne l’avanzamento, facendo una moderata attività sportiva (come la ginnastica dolce o il Pilates), assumendo integratori di vitamina D e di calcio (dietro direttiva del medico curante) ed esponendosi quanto possibile al sole, per stimolare la produzione della vitamina D stessa.Osteoporosi pilatesPer le donne, è dibattuta l’utilità dell’integrazione di estrogeni durante la menopausa: se è infatti vero che questa potrebbe rallentare l’insorgere dell’osteoporosi, sono ancora da investigare a fondo i rischi oncologici connessi all’assunzione di questi ormoni, cioè la correlazione tra questi e il cancro.


DOMANDE FREQUENTI


Come si fa la diagnosi di osteoporosi?

Il test per l’osteoporosi consiste nel misurare la “trasparenza” dell’osso quando viene attraversato dai raggi X. Si tratta di un esame veloce, indolore, effettuato su uno o più ossa (femore, vertebre, polso) a bassi livelli di irradiazione.

Quali sono i farmaci per l’osteoporosi e quali effetti collaterali danno?

I farmaci più frequentemente utilizzati per l’osteoporosi sono i bifosfonati. Come avviene per tutti i medicamenti, vengono prescritti in caso di rischio incrementato di malattia. Gli effetti collaterali più frequenti sono gastrointestinali (nausea, bruciore di stomaco, diarrea). L’assunzione prolungata è stata correlata con incrementato rischio per fratture di femore e della mandibola.

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