ERNIA DEL DISCO

Cos’è, che sintomi dà, come si cura

L’ernia del disco è una evenienza molto comune nella popolazione italiana: secondo alcuni studi radiologici ne è affetto il 30% delle persone, soprattutto nella III e IV decade di vita, anche se nella maggior parte dei casi essa non dà alcun segno di sé nella vita quotidiana (ernia asintomatica). I fattori che possono favorire l’insorgenza di ernia sintomatica, cioè che dà sintomi, includono i lavori che comportano la movimentazione ripetuta di pesi, alcuni sport, guidare a lungo e persino il fumo.

Continuando a leggere potrai scoprire tutto quello che c’è da sapere sull’ernia del disco!


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Come si forma

Ernia con protrusione
Il cerchio evidenzia il materiale polposo fuoriuscito

La colonna vertebrale è una pila alternata di elementi rigidi ossei, le vertebre, e di “cuscinetti” posti tra l’una e l’altra vertebra, i dischi intervertebrali. Questi ultimi sono elastici allo scopo di consentire la mobilità della colonna e assorbire le sollecitazioni meccaniche. Mentre la parte interna del disco, il nucleo polposo, è più morbida e gelatinosa, la parte esterna “di contenimento” consiste in un anello fibroso più duro e resistente.

Quando si parla di ernia del disco si intende la lesione più o meno marcata dell’anello esterno e con uscita del materiale polposo verso il “canale vertebrale”. Il materiale fuoriuscito può comprimere le radici nervose, ovvero la “caveria” che trasporta le sensazioni dalle gambe o dalle braccia al cervello, consentendoci il movimento. In questo modo il paziente affetto da ernia sintomatica sente il dolore fino alle mani o ai piedi, pur avendo effettivamente un problema alla schiena.
Se la fuoriuscita è solo parziale si parla di protrusione o al massimo di ernia “contenuta”, ovvero il materiale polposo spinge l’anello posteriormente senza interromperlo, oppure rompe l’anello ma non il legamento che lo rinforza.
Bisogna ricordare che l’ernia del disco interessa solitamente le vertebre lombari, meno frequentemente quelle cervicali e raramente le vertebre dorsali.

I sintomi dell’ernia del disco

A seconda di dove essa si formi, l’ernia del disco può dare un diverso ventaglio di sintomi. In molti casi è caratterizzata da un dolore acuto e intenso alla zona della schiena interessata (lombalgia o cervicalgia), che può comparire sia all’improvviso, sia con episodi lievi che diventano di intensità progressivamente maggiore nei giorni successivi. In alcuni casi la comparsa segue una sorta di “scatto” avvertito nella schiena. Al contrario di quanto si possa pensare, però, la comparsa di dolore lombare o cervicale non accompagna sempre l’ernia. I sintomi caratteristici dell’ernia del disco sono altri.

Ernia del disco cervicale

Se l’ernia è localizzata nella regione cervicale, quella cioè del collo, i sintomi possono comprendere in ordine di gravità:

  • il formicolio a un braccio, alla spalla o fino alle dita della mano
  • l’irradiazione del dolore dal collo all’arto
  • la perdita della sensibilità nell’arto
  • netta sensazione di indebolimento (deficit motorio)

Ernia del disco cervicaleLe vertebre cervicali sono indicate in termini tecnici con la sigla “C“, seguita da un numero progressivo dall’alto (vicino alla testa) verso il basso (C1, C2, C3 fino a C7).
Con le stesse sigle vengono indicate le radici nervose che si trovano nella stessa regione. Ogni radice nervosa trasmette la sensibilità (o il dolore) da una particolare zona, come illustrato nello schema qui accanto.
I dischi intervertebrali sono indicati attraverso le due vertebre che li delimitano sopra e sotto: ad esempio il disco C5-C6 è compreso tra la quinta e la sesta vertebra contando dal cranio.
Si comprende quindi come, ad esempio, un’ernia che interessi il disco C5-C6 possa comportare la compressione della radice C6, e dolore percepito in corrispondenza della parte superiore del braccio fino al pollice.

Ernia del disco lombare

Le vertebre della regione lombare sono denominate tecnicamente con la sigla “L“, seguita da un numero progressivo dall’alto verso il basso (da L1 a L5) che identifica ciascuna vertebra. Anche le radici nervose che transitano nella stessa zona hanno la stessa denominazione (L5 può indicare sia la quinta vertebra lombare sia una delle radici nervose). I dischi sono denominati indicando la vertebra sopra e sotto (ad esempio L3-L4). L’ultimo disco intervertebrale è situato tra la vertebra L5 e l’osso sacro, per cui viene normalmente indicato come L5-S1.
Quando l’ernia è situata nella regione lombare, ovvero quella più bassa della schiena, i sintomi non interesseranno naturalmente le braccia, bensì le gambe. I motivi sono gli stessi: la protrusione del disco e l’eventuale fuoriuscita di nucleo polposo possono andare ad interessare la vicina radice nervosa.
Anche in questo caso i sintomi possono andare dal formicolio, al dolore, alla perdita di sensibilità, alla sensazione di debolezza dell’arto, fino a problemi nella deambulazione.

Diagnosi

Per la diagnosi di ernia del disco sintomatica (e meritevole dunque di trattamento specifico) occorre rivolgersi ad uno specialista ed eseguire una visita. Infatti le cause di un dolore che “mima” quello sciatalgico possono essere molte altre, come sacroileite, tumori, infiammazioni pelviche, coliche renali eccetera. Per contro un accertamento strumentale come la Risonanza Magnetica (RMN) segnalerà molte ernie “innocenti”, non sintomatiche, che devieranno semmai l’attenzione dalla vera causa del dolore. La Risonanza e gli altri accertamenti strumentali hanno esclusivamente la funzione di confermare e descrivere una patologia o di programmare una terapia. Infatti l’affidabilità diagnostica di visita più accertamento (in gergo tecnico detta “sensibilità”) è superiore a quella della sola visita ma ancor più di quella del solo accertamento. In parole povere: non ci si può affidare al solo accertamento strumentale per capire cosa determini il dolore e gli altri sintomi.

Come si cura

Per guarire da un’ernia è necessario intraprendere un percorso terapeutico che può combinare diversi elementi.
Nei casi meno gravi viene consigliato un approccio conservativo, in cui all’assunzione di farmaci antidolorifici e antinfiammatori vengono affiancate delle sedute di fisioterapia. Se l’ernia non è grave i sintomi recedono nel giro di tre-sei settimane. In seguito è possibile ridurre il rischio di altri episodi (profilassi delle recidive) attraverso un’attività fisica regolare che rinforzi la muscolatura senza sovraccaricare la struttura.

Sport

È importante concentrarsi su un’attività fisica che sia effettivamente di beneficio per l’ernia del disco, ed evitare con cura invece gli sport che rischiano di aggravare il problema. La tabella sottostante riporta le principali attività consigliate e quelle invece da evitare assolutamente:

Consigliati Da evitare
Nuoto a dorso Sci
Ginnastica in acqua Tennis
Ginnastica dolce specifica Golf
Pilates e pilates clinico Ciclismo
Motociclismo
Equitazione
Sollevamento pesi

La corsa leggera è in genere ben tollerata.

Ernia del disco nuoto a dorso

Quando i sintomi persistono, le recidive si susseguono o i sintomi peggiorano e si aggravano si deve valutare l’approccio chirurgico. Le tecniche oggi disponibili sono diverse e consentono in generale un recupero piuttosto rapido delle funzionalità.

Erniectomia

Nei casi in cui il problema sia prevalentemente meccanico, ovvero vi sia molto materiale fuoriuscito a schiacciare fisicamente il tessuto nervoso, si può considerare l’intervento chirurgico nelle seguenti condizioni:

  • quando il dolore sia troppo forte da sopportare nonostante i farmaci
  • qualora vi siano deficit importanti e/o progressivi (non si riesce a muovere o sentire bene il braccio o la gamba)
  • quando il dolore sia forte e non migliori dopo 4-6 settimane di terapia conservativa

Il principale gesto chirurgico terapeutico è l’erniectomia, ovvero la rimozione del materiale fuoriuscito. Questo procedimento può avvenire per via tradizionale, microchirurgica (con l’utilizzo del microscopio) o endoscopica (con una piccola cannula).

Discolisi: Discogel, Ozono, Laser

Ernia del disco Discogel
L’iniezione guidata all’interno del disco

Nei casi più “lievi”, in cui la protrusione è minima o contenuta, un intervento rapido ed efficace consiste nell’iniettare all’interno del disco una sostanza dalle proprietà analoghe a quelle del nucleo polposo. Questa, ritraendosi dopo l’iniezione, riassorbe l’ernia e ripristina così la condizione normale del disco.
In altri casi è sufficiente iniettare dell’ozono, un gas naturale con proprietà antinfiammatorie. In altri casi ancora è possibile guidare con apparecchiature radiografiche una sonda delle dimensioni di un comune ago da siringa dentro l’ernia e “vaporizzarla” con un laser.

Si può prevenire?

C’è oggi la percezione che i casi di ernia del disco siano aumentati: questo dato va però contestualizzato con cura. Da un lato, infatti, è semplicemente vero che la patologia viene diagnosticata più spesso per il semplice miglioramento dell’assistenza sanitaria; dall’altro bisogna riconoscere che lo stile di vita odierno facilita l’insorgenza di questa patologia.
Il lavoro d’ufficio e sedentario, passare tante ore al volante, l’uso costante degli ascensori sono tutti fattori che contribuiscono ad una maggiore inattività fisica, con conseguente indebolimento dei muscoli dorsali che abbracciano e sostengono la colonna vertebrale. A questo si aggiunge il sovrappeso, che comporta una compressione dei dischi intervertebrali superiore alla norma e può quindi facilitare l’insorgere di un’ernia.
L’unico consiglio valido per prevenire l’ernia del disco è dunque il più generico possibile: fare movimento regolare e stare attenti alla propria forma fisica.


DOMANDE FREQUENTI


L’ernia del disco torna anche se la opero?

In una percentuale di casi l’ernia del disco è recidiva, vale a dire che si può riformare anche dopo un’operazione andata a buon fine. Si tratta però di una percentuale bassa di casi, tra il 2 e il 3%: vuol dire che, su 100 operati di ernia discale, 97-98 non avranno mai più il problema.

C’è il rischio di restare paralizzati?

Le complicanze gravi come una lesione denervosa sono piuttosto rare grazie alle tecniche moderne. Solamente nello 0,1-0,5% dei casi il paziente può avere complicanze neurologiche dopo l’intervento, e si tratta di problemi prevalentemente transitori o limitati a un singolo gruppo muscolare.

Quanto tempo sarò ricoverato?

I tempi di degenza dipendono da che tipo di intervento si è subito: il ricovero in tanti casi non va oltre un giorno (inizia quello dell’intervento e si viene dimessi quello dopo).

Quando potrò tornare a lavorare/fare sport?

Normalmente si raccomanda di non fare sforzi per almeno due settimane. Tornare al lavoro è possibile da quattro a sei settimane dopo l’intervento, a seconda del lavoro svolto.

Quali sport sono meglio se ho l’ernia del disco?

Tra gli sport che danno maggior beneficio vi sono:

  • nuoto a dorso (nel caso si sappia già nuotare)
  • ginnastica in acqua
  • esercizi specifici di ginnastica dolce
  • Pilates e Pilates clinico

Tra gli sport sonsigliati in caso di patologia discale si annoverano:

  • lo sci
  • il tennis
  • il golf
  • la bicicletta
  • il motociclismo
  • l’equitazione
  • il sollevamento pesi

A questi sport vanno aggiunte le attività che implicano sedentarietà prolungata: se al lavoro di sta seduti a lungo meglio alzarsi per 15 minuti ogni ora circa.
Sono in genere ben tollerati la corsa leggera e le passeggiate (non in montagna).

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