DORSALGIA

Cause e cure per il dolore della schiena alta

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DAVIDE CALDO

Chirurgo vertebrale


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Per dorsalgia si intende un dolore localizzato al tratto dorsale della schiena, compreso più o meno tra la base del collo e il diaframma. Le cause della dorsalgia possono risiedere in problemi alle strutture muscolo-scheletriche (vertebre, costole, muscoli, tendini, ecc…) o, più raramente, la dorsalgia può rappresentare il manifestarsi di patologie degli organi interni (polmoni, cuore e grossi vasi, pancreas, colecisti, fegato ecc.)

Cause della dorsalgia

Colonna dorsaleLe cause più frequenti di dorsalgia sono:

Queste patologie sono prevalentemente riscontrabili nei pazienti anziani, che con l’avanzare dell’età tendono a “curvarsi in avanti” a causa di una o più patologie della colonna vertebrale. Più raro è invece il caso della dorsalgia data da ernia del disco in questo tratto della colonna. Tra le ernie della colonna vertebrale queste sono infatti le più rare (con un’occorrenza del 10% su tutte le ernie) e coinvolgono in particolare le vertebre, i dischi intervertebrali e le radici nervose nel tratto compreso tra D8 e D11, cioè tra la ottava e undicesima vertebra dorsale.
Un caso particolare è rappresentato inoltre dal dolore dorsale interscapolare: questa è la più comune forma di dorsalgia e, nonostante sia percepita nella regione medio-dorsale, proviene quasi sempre da una patologia che interessa le ultime tre vertebre cervicali.
Ancor più rare sono infine le infezioni ossee e le patologie reumatologiche (reumatismi).

Sintomi della dorsalgia

Le caratteristiche della dorsalgia sono diverse a seconda della patologia che la causa. La tabella sottostante illustra i sintomi a seconda delle strutture coinvolte nella patologia scatenante la dorsalgia:

Muscoli/ossa Midollo spinale Radici nervose
Dolori Riduzione della sensibilità al di sotto del tratto midollare compresso Dolore alla colonna dorsale esteso alla zona intercostale di competenza della radice nervosa compressa
Irrigidimento del dorso indebolimento degli arti inferiori (gambe) Parestesie (formicolii, intorpidimento, prurito) intercostali lungo la zona di distribuzione della radice nervosa
Contrazione e dolore dei muscoli vicini alla colonna vertebrale Difficoltà alla deambulazione e ritenzione urinaria
Dolore forte alla colonna dorsale


È evidente dalla tabella come i sintomi siano ovviamente tanto più seri e invalidanti tanto più è coinvolto il tessuto nervoso (midollo e radici nervose). È dunque importante consultare un medico specialista qualora si presentino, insieme al dolore, anche i sintomi neurologici, quali le alterazioni della sensibilità degli arti, le difficoltà motorie e il senso di debolezza delle gambe.

Diagnosi

La diagnosi di dorsalgia deve sempre essere fatta da un medico specialista (Ortopedico, Neurochirurgo o Fisiatra). Lo specialista, sulla base delle sue competenze e della visita medica accurata, riesce quasi sempre a comprendere la causa della dorsalgia e richiede gli esami strumentali (radiogafia dorsale, Risonanza Magnetica, TAC dorsale) utili per approfondire la problematica del paziente.

Trattamento

Essendo la maggior parte delle dorsalgie di origine muscolo-tendinea, queste si risolveranno semplicemente mediante la combinazione di terapia medica (assunzione di farmaci antidolorifici, miorilassanti, antinfiammatori) e fisioterapia mirata.
Fisioterapia dorsalgiaQuando la causa di dorsalgia è da imputare a una frattura vertebrale da osteoporosi, il chirurgo vertebrale (Ortopedico o Neurochirurgo) può avvalersi di interventi mini-invasivi, che comportano cioè ridotto stress al fisico del paziente e tempi di recupero molto rapidi. I principali interventi per trattare le fratture vertebrali sono:

Qui di seguito descriviamo brevemente ciascuna di queste procedure.

Vertebroplastica percutanea

Vertebroplastica percutaneaLa vertebroplastica percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva. Essa consiste nell’iniezione attraverso un ago metallico appositamente conformato, introdotto sotto la guida della Tomografia Computerizzata (TAC) o della fluoroscopia digitale, di un cemento osseo a bassa viscosità già da tempo impiegato in interventi ortopedici. Il cemento, denominato polimetilmetacrilato o PMMA, si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato, prevenendo ulteriori cedimenti.

Esito di vertebroplastica
Esito di vertebroplastica

Il cemento all’interno della vertebra si solidifica mediante una reazione chimica che produce calore, ottenendo così il duplice risultato di rinforzare la vertebra, permettendole di sopportare le sollecitazioni dovute al carico del peso corporeo e dei movimenti del busto, e di “asciugare” l’edema provocato dalla frattura stessa. Ciò determina una riduzione del dolore e consente a quei pazienti che hanno ridotto la propria attività fisica di riacquistare mobilità.

Cifoplastica Percutanea

La cifoplastica è una metodica rapida e a basso rischio, riservata al trattamento di quelle fratture che non hanno provocato compressione delle strutture nervose ospitate all’interno del canale vertebrale, o che non presentano caratteristiche di elevata instabilità, ovvero di rischio di cedimento della colonna vertebrale nel tratto interessato dalla frattura.
CifoplasticaLa cifoplastica è una metodica percutanea mini-invasiva molto simile alla vertebroplastica, dalla quale differisce perché ha lo scopo di correggere la deformità del corpo vertebrale conseguente alla frattura sfruttando diverse tecniche.
La cifoplastica con palloncino permette di alleviare o eliminare il dolore alla schiena provocato dalla frattura, di ripristinare l’altezza del corpo vertebrale e di allineare correttamente la colonna. Un trattamento tempestivo ed efficace (stabilizzazione dell’osso fratturato) può ridurre le complicanze delle fratture vertebrali, in particolar modo quelle associate ad altri trattamenti, quali il riposo prolungato a letto e il ricorso agli antidolorifici.

Stabilizzazione vertebrale “open” e percutanea

In pazienti giovani (al di sotto dei 50 anni) o quando vi è un interessamento delle strutture nervose è decisamente meglio intervenire con tecniche chirurgiche che permettono un maggior controllo del midollo e delle radici nervose. Questo si ottiene mediante un intervento di stabilizzazione vertebrale posteriore con viti peduncolari e barre in titanio.
Le viti impiantate possono essere:

  • Peduncolari: queste viti in titanio vengono impiantate nel peduncolo, la formazione ossea alla base dell’arco vertebrale che protegge il midollo spinale
  • Cementate e ad espansione: utilizzate nei pazienti con osteoporosi molto marcata, vengono impiantate e stabilizzate con un cemento simile a quello utilizzato nella vertebroplastica per aumentare la solidità vertebrale
  • Percutanee: vengono inserite attraverso una piccola incisione sotto controllo radiografico

Trattamento delle ernie dorsali

Le ernie discali dorsali richiedono un trattamento chirurgico più complesso rispetto a quelle cervicali e lombari. Queste ernie vengono, infatti, trattate chirurgicamente solamente quando il paziente presenta chiari segni/deficit neurologici durante la visita medica specialistica.


DOMANDE FREQUENTI


Mi fa male la schiena e mi formicola una gamba, è grave?

Nonostante l’appariscenza del sintomo, non è detto che sia dovuto ad una patologia grave. In molti casi si tratta anzi di un problema facilmente risolvibile, spesso senza ricorso ad interventi chirurgici.

La mia dorsalgia è ricorrente, devo farmi operare?

Non è detto che la chirurgia sia l’unica soluzione per un dolore ricorrente. È fondamentale rivolgersi a un medico (Ortopedico o Neurochirurgo) specializzato nel trattamento della colonna vertebrale, e attenersi rigorosamente alle sue indicazioni terapeutiche. Queste potranno andare dalla semplice terapia farmocologica alla fisioterapia, e solo in una minoranza di casi all’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico mi spaventa, che possibilità di sono di restare paralizzati?

Le moderne tecniche interventistiche per la colonna vertebrale sono particolarmente sicure e ben tollerate dall’organismo, grazie all’uso di incisioni minimali e ferri chirurgici miniaturizzati. Basti pensare che si può venire dimessi nel giro di 1-2 giorni.
I rischi sono sempre presenti in qualunque procedura chirurgica, ma nel caso di questo tipo di chirurgia sono particolarmente bassi. Le complicanze più comuni sono le infezioni, che si curano farmacologicamente, e lievi sintomi neurologici in caso di danneggiamento di una radice nervosa (leggero deficit motorio o diminuita sensibilità al tatto). Nella stragrande maggioranza dei casi questi sintomi passano da soli.

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