DISFUNZIONE DELLA SACROILIACA

Mobilità alterata dell’articolazione tra osso sacro e bacino

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DAVIDE CALDO

Chirurgo vertebrale


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Il danneggiamento dell’articolazione sacroiliaca (tra osso sacro e ossa del bacino) può provocare l’instabilità, cioè l’eccessiva mobilità, di questa articolazione con conseguente dolore. D’altro canto, alcune patologie degenerative dell’articolazione possono provocarne l’irrigidimento e la perdita di mobilità. In entrambi i casi si parla di disfunzione della sacroiliaca.

Ossa del bacino

L’articolazione sacroiliaca

La funzione principale dell’articolazione sacroiliaca (abbreviata con la sigla SI) è trasferire il peso dalla parte superiore del corpo agli arti inferiori. Nella porzione superiore dell’articolazione l’osso sacro e l’osso iliaco non sono a contatto, ma sono collegati mediante robusti legamenti dietro, davanti e in mezzo alle due ossa. Nella metà inferiore e sul lato anteriore l’articolazione è dotata di un rivestimento di cartilagine sulle facce articolari.
Articolazione sacroiliacaL’articolazione sacroiliaca è stabilizzata da una rete di legamenti e muscoli che ne limita anche la mobilità su tutti i piani. In condizioni normali essa ha infatti una mobilità ridotta, pari a circa 2-4 mm in tutte le direzioni. Nelle donne i legamenti dell’articolazione sacroiliaca sono meno rigidi che nell’uomo e assicurano quindi la mobilità necessaria durante il parto.

Disfunzione della sacroiliaca

Come premesso, si parla di disfunzione dell’articolazione sacroiliaca in tutti quei casi in cui essa presenti eccessiva mobilità rispetto alla norma, oppure all’opposto eccessiva rigidità. È chiaro che le cause alla base di questi due problemi sono diverse, ma in tanti casi il risultato in termini di sofferenza del paziente è molto simile. Vediamo allora le due casistiche separatamente.

Instabilità della sacroiliaca

La deformazione meccanica e le lesioni dell’articolazione sacroiliaca sono il risultato della combinazione di forze di compressione verticale e di una rapida rotazione (ad esempio quando si compie una rotazione mentre si trasporta un oggetto pesante), oppure di una caduta sulle natiche. Le lesioni di questo tipo possono causare lassità dei legamenti e movimenti anomali e dolorosi dell’articolazione. L’instabilità può derivare anche da un intervento chirurgico alla colonna lombare in cui un’ampia porzione del legamento ileolombare venga danneggiata.
Altre cause di eccessiva mobilità dell’articolazione sacroiliaca possono essere:

  • Differente lunghezza delle gambe
  • Anomalie dell’andatura
  • Esercizio fisico intenso e prolungato
  • Trauma da incidente stradale
  • Parto traumatico
  • Trattamento della scoliosi per mezzo di estese artrodesi vertebrali

Ipomobilità della sacroiliaca

All’estremo opposto si colloca l’ipomobilità della sacroiliaca, ovvero la perdita di quel minimo ma fisiologico movimento di cui questa articolazione è capace in condizioni normali. L’irrigidimento con perdita totale di mobilità si può verificare semplicemente con l’età, come conseguenza di una naturale usura dell’articolazione, o come effetto di una patologia degenerativa cronica delle articolazioni.
Un’artrite (infiammazione articolare) dolorosa dell’articolazione sacroiliaca può svilupparsi anche in seguito a disturbi autoimmuni, quali la spondilite anchilosante, l’artrite reumatoide giovanile, la sindrome di Reiter, l’artrite psoriasica e malattie infettive come la gonorrea, la tubercolosi e quelle provocate dallo stafilococco.

Sintomi della disfunzione sacroiliaca

Le persone che soffrono di disfunzione della sacroiliaca accusano di norma i seguenti sintomi:

  • Dolore nella regione lombare
  • Sensazioni anomale alle gambe: dolore, intorpidimento, formicolio, debolezza
  • Dolore al bacino e/o ai glutei
  • Dolore alle anche e/o all’inguine
  • Gambe instabili (torsioni, sensazione di cedimento)
  • Sonno disturbato
  • Difficoltà a stare seduti a lungo, con sollievo sbilanciandosi su un lato
  • Dolore quando ci si alza

Diagnosi

Le informazioni più importanti da fornire al medico sono l’esatta localizzazione del dolore e il livello di funzionalità dell’articolazione. Si deve cercare di fare caso ai momenti in cui si presenta il dolore e alla sua intensità in diversi punti, quali la regione lombare, le natiche e le gambe. È inoltre importante informare il medico in merito a eventuali lesioni subite in passato che abbiano interessato direttamente il bacino, provocato un’andatura asimmetrica o che possano in qualche modo essere collegati alla funzionalità dell’articolazione.
Il medico prenderà in considerazione tutte le informazioni fornite e si servirà di diversi test diagnostici che possono aiutare a stabilire se la causa dei sintomi è riconducibile all’articolazione sacroiliaca.

Test di provocazione

È possibile che il medico esegua una serie di test di provocazione per stressare le articolazioni o riscontrare eventuale dolore in corrispondenza dell’articolazione sacroiliaca. Si tratta di una serie di cinque manovre eseguite muovendo il corpo del paziente per replicare movimenti che, in caso di patologia della sacroiliaca, dovrebbero risultare dolorosi.

Diagnostica per immagini

Anche la radiografia, la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) possono contribuire alla diagnosi. È inoltre importante ricordare che, assieme a problemi dell’articolazione sacroiliaca, possono essere presenti anche altre condizioni (come un problema ai dischi intervertebrali o all’anca): il medico avrà quindi bisogno di verificare la presenza di altri fattori che possano causare i sintomi.

Iniezioni diagnostiche

Il metodo più utilizzato per stabilire con precisione se la causa del dolore sia l’articolazione sacroiliaca è iniettare nell’articolazione stessa dell’anestetico locale.
Iniezione diagnosticaIl medico eseguirà l’iniezione sotto guida fluoroscopica o TC per verificare il corretto posizionamento dell’ago nell’articolazione. Se dopo l’iniezione il dolore si riduce in modo significativo è possibile concludere che l’articolazione sacroiliaca sia la causa della lombalgia o comunque uno dei principali fattori che contribuiscano a provocarla. Se in seguito all’iniezione il dolore non cambia, l’articolazione sacroiliaca va esclusa come causa primaria dei sintomi.

Curare la disfunzione della sacroiliaca

In prima battuta il medico curante procederà suggerendo una terapia di tipo conservativo, che non richiede cioè intervento chirurgico. A seconda dei sintomi riscontrati, dell’esito dei test di provocazione e di quanto evidenziato dagli eventuali esami diagnostici la terapia prescritta potrà essere una o più delle seguenti:

Terapia Descrizione
Farmacologica Prescrizione di farmaci antinfiammatori: “da banco”, cortisonici o steroidei a seconda della gravità
Fisioterapica Prescrizione di un ciclo di fisioterapia mirata. Lo scopo è distendere l’articolazione nei casi di instabilità o recuperare mobilità nei casi di ipomobilità
Infiltrativa Iniezione locale, direttamente nell’articolazione, di farmaci antinfiammatori, cortisonici o steroidei, allo scopo di disinfiammare più efficacemente l’articolazione


Anche l’impiego periodico di una cintura pelvica può offrire sollievo dai sintomi. Questi trattamenti vengono eseguiti in modo ripetuto, ma in taluni casi il miglioramento dei sintomi è soltanto temporaneo.

Approccio interventistico

In tali circostanze è possibile che il chirurgo prenda in considerazione altre opzioni per il trattamento della disfunzione dell’articolazione sacroiliaca, a seconda della severità e del perdurare dei sintomi.

Denervazione della sacroiliaca

Una prima opzione minimamente invasiva, che si effettua in ambulatorio senza ricovero, è la denervazione della sacroiliaca.
Sotto guida fluoroscopica, come nel caso delle iniezioni diagnostiche, il medico inserisce un ago in prossimità dei nervi che trasportano le informazioni dolorose dall’articolazione al cervello. Una volta posizionato, all’interno dell’ago viene fatto scorrere un piccolo elettrodo collegato ad un generatore di microonde, fino a portarlo a contatto coi nervi.Denervazione sacroiliacaA questo punto vengono applicate piccole scariche elettromagnetiche, indolori per il paziente, allo scopo di distruggere o “desensibilizzare” i nervi in questione, ottenendo così un sollievo dai sintomi.
Quando effettuata con successo, questa procedura dona al paziente un sensibile calo del dolore, quando non la sua sparizione, ed ha un effetto prolungato. Può comunque venire ripetuta qualora i sintomi si ripresentassero.

Stabilizzazione della sacroiliaca

Nei casi di instabilità della sacroiliaca che non traggono sollievo duraturo e significativo da tutte le altre terapie summenzionate, può essere preso in considerazione l’intervento di stabilizzazione (o artrodesi) dell’articolazione. Con questo procedimento le ossa del bacino e l’osso sacro vengono “fusi” in un blocco unico stimolando la crescita di tessuto osseo all’interno dell’articolazione. In questo modo i tessuti articolari che sono i responsabili del dolore vengono effettivamente rimpiazzati con un tessuto “inerte”, che non si infiamma e non dà dolore al paziente. Il video seguente illustra la procedura.

L’intervento, praticato in anestesia generale, prevede lo scavo di massimo tre fori a cavallo dell’articolazione sacroiliaca, al cui interno vengono successivamente piazzati altrettanti innesti sintetici. Questi sono progettati in maniera tale da favorire e stimolare la crescita di tessuto osseo, così che, successivamente all’intervento, l’articolazione si “calcifichi” progressivamente fino ad ottenere una completa fusione delle due ossa.

Prevenire la disfunzione della sacroiliaca

Per la disfunzione dell’articolazione sacroiliaca non è possibile indicare un protocollo di prevenzione univoco. Le cause possono essere diverse e i fattori di rischio hanno un’incidenza variabile sui diversi casi.
In generale, le raccomandazioni valide sono quelle normalmente indicate per mantenere tutta la schiena in buona salute:

  • Mantenere una postura corretta
  • Praticare moderata ma regolare attività fisica nel corso della vita
  • Evitare gli sforzi intensi e ripetitivi dati da alcuni lavori o sport
  • Evitare per quanto possibile la sedentarietà (passare lunghe ore continuative seduti)
  • Mantenere un peso forma

DOMANDE FREQUENTI


La disfunzione si risolve completamente con l’intervento?

In molti casi l’intervento di stabilizzazione della sacroiliaca risolve il problema in maniera soddisfacente per il paziente. Ogni caso va però valutato attentamente da un medico esperto e formato sulla patologia e sugli interventi risolutivi, dato che l’operazione non è indicata per tutti i pazienti e per tutti i casi. È fondamentale dunque individuare un professionista di provata capacità ed esperienza.

Con quale frequenza si verificano i problemi dell’articolazione sacroiliaca?

Nella letteratura clinica è comunemente riportato che fino al 30% della lombalgia cronica è causata dall’articolazione sacroiliaca. I fattori di rischio associati alla lombalgia possono includere: fumo, cattive condizioni fisiche, storia familiare (parenti che hanno avuto lo stesso problema) ed esposizione a traumi ripetuti dell’articolazione sacroiliaca, per motivi sportivi, professionali ecc.

Cosa dovrei dire al mio dottore riguardo il mio dolore alla schiena o ai glutei?

L’informazione più importante da dare al medico è la localizzazione esatta del dolore. Bisogna fare caso a quando si verifica il dolore e dove sia più intenso, distinguendo tra la regione lombare, i glutei e le gambe. Inoltre, bisogna riferire al medico di qualsiasi infortunio precedente che possa aver coinvolto direttamente il bacino o che abbia indotto una camminata asimmetrica.

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